Viaggiare e fantasticare al tempo del Corona Virus

Viaggiare e fantasticare al tempo del Corona Virus

18 Aprile 2020 0 Di gianluca

Al tempo della pandemia globale mi è difficile non passare giornate a guardare e riguardare, ricordi digitali di paesi visitati negli anni passati, ogniuno di essi fa affiorare in me un pizzico di malinconia, ma nello stesso tempo mi da la consapevolezza che c’è ancora tanto da esplorare, da vivere, da degustare e se da un lato mi rendo conto di quanto la vita sia così breve da non permettermi di percorrere tutte le infinite strade del mondo, dall’altra nutre in me numerosi stimoli affinchè decida quale sia la prossima meta.

Scegliere un posto da visitare per un viaggiatore come me, affetto dal desiderio di pensare ad un posto e voler essere gia lì è abbastanza complesso e poi il fatto di avere una lista in mente, di location alle quali risulta difficile dare la priorità lo è ancor di più. Alla fine incide molto il primo round di verifica dei voli disponibili e del costo del biglietto, ma la teoria che qualsiasi posto sia scelto, equivale ad un posto in meno sulla lista vince su tutto. Deciso il posto comincia lo studio e l’analisi tramite il web e le riviste del settore dei luoghi e delle attrazioni da vedere nonché gli alloggi e i ristoranti tipici da provare. Tutto ciò oggi è avvantaggiato grazie alle recenzioni, le fotografie e i racconti di viaggio che si trovano su internet. 

Questo tipo di programmazione viene fatta in maniera ciclica, precisa e puntuale e di solito capita che programmato un viaggio se ne prenota contestualmente subito un altro in modo da sfruttare sia eventuali offerte sui voli che avere la consapevolezza psicologica di aver un programma già definito che produce scariche di adrenalina e attenua il malumore dovuto ai giorni di attesa della partenza.

Credo che esistano due diverse categorie di viaggiatori, il turista che usa le sue ferie per rilassarsi e staccare la spina dal tram tram quotidiano e sceglie le sue mete in base al passaparola degli amici o alla sua disponibilità economica (che oggi giorno incide molto) e il globe trotter che usa il suo peregrinare con lo scopo di allargare i propri orizzonti, per acquisire nuove capacità, per calarsi fino in fondo nella cultura e nella vita quotidiana delle civiltà visitate.

Io ho vissuto tutte e due le figure sopra citate, per un pò ho fatto il turista e lo contiunuo a fare di tanto in tanto quando esco con la famiglia, ma parallelamente è nata in me l’esigenza di evolvermi in qualcosa di diverso, un qualcosa che renda il viaggio un unicum, un’esperienza  vissuta, arricchita da momenti, esperienze e rapporti con persone in grado di condividere la propria vita anche solo per poco tempo, ma in grado di lasciare un segno dentro la mia mente e il mio cuore. Abbandonato ormai lo stereotipo di vacanza fatta ai bordi di una piscina, il mio viaggio comincia dall’esplorazione del tessuto suburbano, dei mercati, delle medine, di quei posti che sono lontani ancora dalla contaminazione del turismo di massa e gli abitanti  vivono ancora in maniera genuina. Adoro allontanarmi dai centri principali ed esplorare i paesini limitrofi dove ci si rende conto realmente di come viene affrontata la vita quotidiana, le zone di campagna, le piccole attività artigianali, le stradine e i quartieri mostrano allo specchio la vera cultura di un popolo e il tutto viene reso ancor più interessante dall’interazione che si ha con le persone. Capisco benissimo che a volte la lingua e l’imbarazzo ostacolano tutto ciò, ma con un pò di spirito d’iniziativa spesso tutte queste barriere possono essere abbattute e di volta in volta si diventa sempre più intraprendenti. Per esempio a me capita spesso di carpire informazioni durante gli spostamenti in auto, i tassisti sono strumenti utili per conoscere notizie del posto, usanze, e avere consigli su buoni ristoranti da provare o eventi da non perdere.

Un altra cosa importante da non trascurare è quella di fare un ricco reportage fotografico di tutti i posti visitati e di tutti quei particolari che hanno suscitato curiosità, inoltre è bello conservare brochure e materiale cartaceo dei luoghi  in cui si è stati in modo da poter fare una volta tornati a casa un archivio utile per consigliare gli amici.

In definitiva posso concludere dicendo, che ci sono degli individui, che interpretano e vivono la quarantena in casa, come un periodo di prigionia forzata in carcere, persone che aspettano come una grazia, il via libera per spiccare il volo verso mete lontane e poter di nuovo cominciare a vivere emozionanti avventure e svegliarsi finalmente da un lungo ed irreale sogno fatto ad occhi aperti.